Trastevere – ROMA -

27 02 2009

trastevereTrastevere è un quartiere di Roma che mi sono sempre ripromesso di visitare e questa volta ho deciso di passarci 2 o 3 sere per potermelo con calma “gustare”. I “Romani de Roma” mi dicono che è cambiato, che è diventato troppo turistico. Questo è vero come è vero per una buona parte dei locali tipici di Roma – Sora Lella nell’Isola Tiberina per dirne uno, locale che pur mantenendo una buona qualità del menù, adesso è più teso a soddisfare turisti che i locali, affermazione dimostrabile entrando a pranzo o a cena e notando il tipo di clientela.

Tornando a Trastevere devo ammettere che tre sere sono troppo poche, in questo breve periodo ho potuto solamente riprendermi dall’entusiasmo procuratomi da quel popò di locali. Tanti, ma davvero tanti. Questi coprono degnamente dall’aperitivo al fine serata. Quindi questa volta non parlerò di un  locale specificatamente ma di diverse esperienze. Nonostante il grande numero di attività queste hanno saputo differenziarsi tra di loro in piccole ma significative sfumature, in proposte coraggiosamente diverse, vedi “Rivendita libri cioccolata e vino” in Vicolo del Cinque 11/A, dove si può mangiare dell’ottima  cioccalata, trovare lo Zacapa, e potersi fare un 69 o una botta e via … calmatevi: è roba da mangiare.

 Per l’aperitivo basta farsi attirare dalle vetrine: c’è una vasta proposta che va dal calice in mano e due patatine al tavolino con ricchissimo buffet.
Per il mangiare ne ho provati solo tre: “Cacio e Pepe” ristorante semplice, personale efficiente e schietto, se si entra in confidenza ti riservano un servizio quasi familiare, da provare la pasta alla Gricia e i carciofi alla giudia. Nel rispetto delle origini del proprietari offrono anche piatti Lucani. Da evitare ASSULUTAMENTE il vino della casa. Per il resto tutto quello che ho mangiato mi è piaciuto. Prezzo 20-25€ pasto completo. Il Ciak, altro piccolo, ristorante dove il proprietario ha un passatto di attore a Cinecittà, gli piace raccontare aneddoti sul suo passato (chissà quante volte l’ha raccontati), specialità toscane dove impera la carne e la selvaggina, meno economico di “cacio e pepe” ma altrettanto piacevole. Il terzo lo salto in quanto ho mangiato normalmente senza infamia e senza lode .
Il fine serata lo si trascorrere in uno dei tantissimi locali dove è facile divertirsi e fare nuove amicizie.

Devo dire che la mia è stata una “ricognizione” superficiale vista la quantità della proposte e mi riprometto di tornarci per approfondire queste mie considerazioni.

Mi piacerebbe che zone come queste nascessero anche in altre città: basterebbe prendere un quartiere che ha bisogno di essere riqualificato, fornirgli la necessaria sicurezza e dare libero sfogo alle voglie imprenditoriali di giovani e meno giovani coraggiosi. E’ questione di tempo e di numeri (di locali), il successo a mio parere è inevitabile.

Roberto Magini


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